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	<title>Viaggi Archivi | Mario Cioni</title>
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		<title>&#8220;Pietra sublime&#8221; a Cavriglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Cioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jul 2021 09:44:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Pietra sublime&#8221; a Cavriglia La città di Cavriglia (AR) è stata al centro dell&#8217;attenzione artistica mondiale per due settimane. Ha infatti ospitato 12 scultori provenienti da Italia, Slovenia, Spagna, Austria, Germania, Ucraina, Armenia, Giappone, Cina, Iran e Nepal per il secondo Simposio Internazionale di Scultura “Pietra Sublime”, che consegnerà a Cavriglia ed al Valdarno un immenso&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1><strong>&#8220;Pietra sublime&#8221; a Cavriglia</strong></h1>
<p>La città di Cavriglia (AR) è stata al centro dell&#8217;attenzione artistica mondiale per due settimane. Ha infatti ospitato 12 scultori provenienti da Italia, Slovenia, Spagna, Austria, Germania, Ucraina, Armenia, Giappone, Cina, Iran e Nepal per il secondo Simposio Internazionale di Scultura “Pietra Sublime”, che consegnerà a Cavriglia ed al Valdarno un immenso Parco d’Arte a cielo aperto dedicato alle vittime del Covid in Italia e nel mondo.</p>
<p>Nelle settimane dal 30 maggio al 13 luglio gli artisti hanno lavorato incessantemente sotto un sole cocente, ma anche sotto la pioggia, per dare a Cavriglia delle opere senza eguali.</p>
<p>La polvere del travertino penetrava nei vestiti, nei capelli e anche le fotocamere, seppur protette con buste di plastica, non erano esenti da questo problema, ma è valsa la pena stare li a guardare come pian piano le mani gli artisti facevano uscire l’opera celata all’interno del blocco di travertino. Noi stavamo abbastanza distanti dalla vera polvere, ma gli scultori ne erano avvolti completamente, il ché ha dato alle foto un&#8217;atmosfera surreale.</p>
<p>Le opere potranno essere ammirate su tutto il territorio di Cavriglia.</p>
<p>Nei prossimi giorni, nella sezione delle “Gallerie” di questo sito, inserirò un ampio servizio sulla manifestazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il bagno dello Sparviere</title>
		<link>https://mariocioni.net/il-bagno-dello-sparviere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Cioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jul 2021 07:11:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il bagno dello Sparviere Mi trovavo nel capanno e stavo osservando le scaramucce delle Cince e delle Capinere, d&#8217;un tratto due Tortore si sono acquattate sul terreno per poi sparire nel bosco ed è arrivato lui, lo Sparviere! Le sue ali non hanno emesso alcun rumore e lui si è posato su di un ramo&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1><strong>Il bagno dello Sparviere</strong></h1>
<p>Mi trovavo nel capanno e stavo osservando le scaramucce delle Cince e delle Capinere, d&#8217;un tratto due Tortore si sono acquattate sul terreno per poi sparire nel bosco ed è arrivato lui, lo Sparviere! Le sue ali non hanno emesso alcun rumore e lui si è posato su di un ramo ad osservare la situazione. Dopo essersi convinto della tranquillità del posto si è calato nella pozza per ripulire le piume e prendersi un bagno per ristoratore dopo una calorosa giornata di caccia. Sono stati lunghi attimi durante i quali mi ha deliziato con le sue mosse tranquille nella fresca acqua alternate a momenti di allerta per controllare che non ci fossero pericoli. Poi, silenziosamente come era arrivato, è volato via.</p>
<p>Lo Sparviere (<i><b>Accipiter nisus)</b></i><sup id="cite_ref-Linneo_2-0" class="reference"></sup>, è un rapace appartenente alla famiglia Accipitridae, diffuso nelle zone temperate di Eurasia e Africa.<sup id="cite_ref-IOC_3-0" class="reference"></sup></p>
<p>Le ali corte e arrotondate e la lunga coda gli consentono un agile volo anche nei boschi più folti. Il suo corpo è snello, la testa piccola, il becco elegante e ad uncino, le zampe lunghe e sottili come le dita munite di forti unghie, sono i caratteri propri dello Sparviere. In lunghezza supera i trenta centimetri, oltre dieci dei quali fanno parte della coda; ciascuna ala è di circa sedici centimetri, e la loro apertura supera i sessanta.</p>
<p>Nella femmina, queste misure sono superate: infatti è di almeno sei centimetri più lunga, e la sua apertura alare sopravanza quella del maschio di oltre dieci centimetri. il piumaggio degli adulti è cinerino scuro nelle parti superiori, bianco con linee ondulate e striature rosso-ruggine nelle inferiori; la coda è segnata da cinque o sei fasce nere ed ha l&#8217;estremità bianca. Il becco è azzurro; la cera, i piedi e gli occhi sono gialli. I giovani sono maggiormente grigi e bianchi: sulla gola e sulla parte anteriore del collo presentano delle striature longitudinali, mentre il ventre e le cosce sono segnate da macchie trasversali. È uno dei più agili tra i rapaci e vola con facilità e rapidità nonostante le sue corte ali; solo sul terreno i suoi movimenti sono più impacciati.</p>
<p>Nella Galleria ho pubblicato alcune foto dello Sparviere durante il bagno.</p>
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		<title>Le evoluzioni degli Storni</title>
		<link>https://mariocioni.net/le-evoluzioni-degli-storni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Cioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 10:48:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le evoluzioni degli Storni Lo Storno&#8230; Mio padre, cacciatore da sempre, quando vedeva arrivare i primi Storni diceva: &#8220;Arriva il freddo!&#8221;. Infatti era un chiaro segnale che nel nord e nell&#8217;est dell&#8217;Europa, specialmente Russia e Scandinavia, il clima era ormai per loro insopportabile e perciò era tempo di migrare in Italia e in tutto il&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1><strong>Le evoluzioni degli Storni</strong></h1>
<p>Lo Storno&#8230;</p>
<p>Mio padre, cacciatore da sempre, quando vedeva arrivare i primi Storni diceva: &#8220;Arriva il freddo!&#8221;.</p>
<p>Infatti era un chiaro segnale che nel nord e nell&#8217;est dell&#8217;Europa, specialmente Russia e Scandinavia, il clima era ormai per loro insopportabile e perciò era tempo di migrare in Italia e in tutto il centro/sud d&#8217;Europa a cercare posti più idonei alla nidificazione. I luoghi che questi uccelli opportunisti scelgono per deporre le loro uova sono i più disparati, possono sfruttare le cavità degli alberi scavate dal Picchio per la sua prole, o aperture nei muri di vecchie case dove entrano agevolmente e l&#8217;alloggio è abbastanza ampio per i piccoli che nasceranno.</p>
<p>Oggi anche gli Storni hanno cambiato le loro abitudini. In Italia, come in altri posti, questi uccelli hanno trovato ambienti ideali dove passare anche l&#8217;inverno ormai piuttosto mite e sono così diventati stanziali o, come diciamo in Toscana, &#8220;posticci&#8221;. Si sono stabiliti anche nelle città, dove era più difficile essere assaliti dai predatori, solo che&#8230; anche i predatori di conseguenza hanno cominciato a costruire i loro nidi nelle città! Una cosa che non è cambiata nelle loro abitudini è costituita dalle evoluzioni che compiono in cielo al crepuscolo: migliaia di uccelli, provenienti dalle zone dove hanno passato la giornata nutrendosi, si radunano in grossi stormi e danzano muovendosi all&#8217;unisono. Questo spettacolo dura circa 20 minuti dopodiché si posano sugli alberi che hanno scelto per passarvi la notte.</p>
<p>Vi è mai capitato di assistere alle spettacolari evoluzioni degli Storni? Chi ha studiato questo fenomeno afferma che in uno stormo di uccelli in volo la decisione di cambiare direzione viene presa da un piccolo gruppo di uccelli e nel giro di mezzo secondo l&#8217;informazione si propaga a tutti gli altri. Come è possibile ciò? Molti studiosi hanno formulato varie teorie ma, per ora, resta un mistero della natura. Una cosa è certa: le evoluzioni i sono certamente frutto di un&#8217;intelligenza di gruppo, praticata in maniera simile da banchi di pesci, nugoli di api o colonie di formiche e tutto questo con lo scopo principale di sfuggire ai predatori.</p>
<p>Nella Galleria ho pubblicato alcune foto delle evoluzioni dove è possibile vedere anche un falco mentre cerca di predare dei gruppi di Storni.</p>
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		<title>Fall Award 2020 da ViewBug</title>
		<link>https://mariocioni.net/fall-award-2020-da-viewbug/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Cioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Nov 2020 10:18:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi, con molto piacere, ho ricevuto da ViewBug la comunicazione che una mia foto è stata insignita del Fall Award 2020.<br />
Queste le motivazioni di ViewBug:<br />
Fall Award 2020</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1><strong>Fall Award 2020 da ViewBug</strong></h1>
<p style="text-align: left;">Oggi, con molto piacere, ho ricevuto da ViewBug la comunicazione che una mia foto è stata insignita del Fall Award 2020.</p>
<p style="text-align: left;">Queste le motivazioni di ViewBug:</p>
<p style="text-align: left;">Fall Award 2020</p>
<p>Congratulazioni Mario Cioni. Sappiamo che quest&#8217;anno è stato senza precedenti e difficile per la maggior parte, ecco perché questo premio significa ancora di più.</p>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q">
<div dir="auto">Da tutti i tuoi scatti, questa foto ha ricevuto il riconoscimento Fall Award 2020.</div>
</div>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q">
<div dir="auto">Questo premio è una celebrazione che riconosce l&#8217;impatto che la tua fotografia ha avuto sulla comunità. Ogni giorno migliaia di fotografi interagiscono con altri creativi e questo premio rappresenta il tuo contributo a questo ecosistema. Abbiamo premiato la tua foto che sta avendo il maggior impatto finora quest&#8217;anno; dalla sua popolarità e interazione alla qualità estetica complessiva. Congratulazioni e non possiamo ringraziarti abbastanza per aver condiviso la tua creatività con tutti noi durante questi tempi difficili.</div>
<div dir="auto">Ho realizzato questa foto nel 2016, in occasione di uno dei miei frequenti viaggi in Maramures. Al mercato locale abbiamo incontrato questo caratteristico personaggio, molto affabile, che ci ha dato l&#8217;opportunità di andare a casa sua per scattare delle foto.</div>
<div dir="auto">Come si vede dall&#8217;immagine lui e la moglie vivono in condizioni di estrema povertà, il loro sostentamento deriva dall&#8217;allevamento di alcune pecore e la relativa vendita di latte, lana e agnelli.</div>
<div dir="auto">Nonostante questo, tutta la gente del Maramures è molto accogliente e pronta a dividere con te quel poco che ha. E&#8217; per questo che sono ormai vari anni che vi ritorno almeno per una settimana.</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le due facce della Cina antica</title>
		<link>https://mariocioni.net/le-due-facce-della-cina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Cioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2020 14:01:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho avuto la fortuna di compiere due viaggi in Cina e di constatare come ci siano tante contraddizioni in questo grande paese che ho imparato ad amare, nonostante gli ultimi avvenimenti. Nel novembre 2015 fui invitato ad esporre le mie foto di natura al Fotofestival Internazionale di Yixian. La Contea di...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1><strong>Le due facce della Cina antica</strong></h1>
<p>Ho avuto la fortuna di compiere due viaggi in Cina e di constatare come ci siano tante contraddizioni in questo grande paese che ho imparato ad amare, nonostante gli ultimi avvenimenti.</p>
<p>Nel novembre 2015 fui invitato ad esporre le mie foto di natura al Fotofestival Internazionale di Yixian.<br />
La Contea di Yixian, chiamata fin dai tempi antichi la &#8220;Casa sulla Terra Meravigliosa&#8221; è una delle più antiche della Cina, vi sono un gran numero di abitazioni civili di Dinastia Ming e Qing, templi commemorativi, paifang (architetture tradizionali cinesi a forma di arco) e giardini. La contea comprende i villaggi Xidi e Hongcun, patrimonio dell’umanità.</p>
<p>In ognuno degli antichi paesi della Contea furono allestite mostre fotografiche, con quasi 5000 foto di 167 autori provenienti da tutto il mondo.<br />
Fu un evento incredibile, ogni giorno un paese diverso, una realtà diversa, ma abbiamo respirato l’essenza della vera Cina antica. Persone dedite prevalentemente all’agricoltura, estremamente povere ma ricche di dignità e anche molto affabili.</p>
<p>Sulla via del ritorno col mio compagno di viaggio ci trattenemmo per 3 giorni a Shanghai e anche qui avemmo modo di constatare il contrasto tra la modernità delle zone industriali e commerciali ed il caos delle strade interne che, ingenuamente, percorremmo da soli a volte anche correndo dei rischi.</p>
<p>Successivamente, nel 2017, partecipai al 5° Fotomeeting organizzato dalla FIAP (Federazione Internazionale Associazioni Fotografiche) nello Shandong, una provincia orientale della Cina affacciata sul Mar Giallo, nota per il patrimonio culturale taoista e confuciano. Questa regione fu la sede dell&#8217;antico stato di Qi, l&#8217;ultimo regno conquistato da Qin Shi Huang, che si autoproclamò primo imperatore cinese nel 219 a.C., con una cerimonia celebrata sul Monte Tai. Questo, che è il più importante dei monti sacri del paese, è caratterizzato da santuari, stele e sentieri per i pellegrinaggi e per arrivare dalla base alla vetta bisogna salire oltre 6000 gradini. Noi siamo stati accompagnati fino all’ultimo parcheggio e poi ne abbiamo saliti “solo” quasi 500.</p>
<p>Questa parte della Cina risente molto di più dello sfruttamento a scopo turistico e le manifestazioni che vi si tengono sono perlopiù organizzate per i turisti e non mostrano il vero volto della Cina.<br />
In questa occasione abbiamo toccato con mano il progresso cinese, a partire dalle industrie automobilistiche, farmaceutiche ma anche sportive. Insomma, è stato un modo per mostrarci come le cose stanno cambiando, o almeno questa è stata l’impressione che ho avuto.</p>
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		<title>La Mocăniţa, l’ultimo treno&#8230;</title>
		<link>https://mariocioni.net/mocanita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Cioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2020 13:59:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Mocăniţa di Vişeu de Sus è l’ultimo treno forestale a vapore rimasta al mondo. E’ stata costruita nel 1932 secondo il modello austro-ungarico, con lo scartamento ridotto (760 mm) e collega Vişeu de Sus a Comanu, attraversando tutta la Valle Vaser. All’inizio del ‘900 i treni forestali si stavano costruendo in tutta l’Europa...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>La Mocăniţa</h1>
<p>La <strong>Mocăniţa</strong> di <strong>Vişeu de Sus</strong> è l’ultimo treno forestale a vapore rimasta al mondo. E’ stata costruita nel 1932 secondo il modello austro-ungarico, con lo scartamento ridotto (760 mm) e collega Vişeu de Sus a Comanu, attraversando tutta la <strong>Valle Vaser.</strong></p>
<p>All’inizio del ‘900 i treni forestali si stavano costruendo in tutta l’Europa, specialmente nelle zone carpatiche, seguendo di solito il corso di un fiume. Funzionavano secondo un sistema molto semplice, e cioè: in salita il treno tirava i carri vuoti, mentre in discesa i carri andavano da soli e la locomotiva regolava la loro velocità.</p>
<p>Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la maggior parte dei paesi ha sostituito questi treni con delle strade forestali, ma in Romania hanno funzionato ancora per un bel po’. Dal 1932 fino ai giorni odierni il treno forestale ha funzionato quasi ininterrottamente.</p>
<p>Dopo i cambiamenti avvenuti negli anni ’90, tra tutte le linee forestali esistenti è rimasta solo la Mocăniţa della Valle Vaser, che svolge anche oggi il suo scopo iniziale di linea ferroviaria forestale, e cioè il trasporto della legna. Dopo il 2000 la Mocăniţa è stata riabilitata. Una parte delle vecchie locomotive sono state ristrutturate e sono state comprate delle carrozze per trasporto delle persone, e l’edificio della stazione di Vişeu de Sus è stato completamente rinnovato.</p>
<p>Dal 2005, funzionano quattro locomotive a vapore nominate Elveţia, Cozia, Măriuţa, Krauss, che trainano delle carrozze per il trasporto delle persone facendo il giro turistico che attraversa tutta la Valle Vaser, adesso parte del <strong>Parco Naturale delle Montagne di Maramureş</strong>, giro che dura circa 5 ore ed è possibile effettuarlo sia in estate che in inverno con la neve che dona un’atmosfera ancora più fiabesca alla bellissima zona di <strong>Maramureş.</strong></p>
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		<title>Un Viaggio alle Isole Svalbard</title>
		<link>https://mariocioni.net/viaggio-alle-isole-svalbard/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Cioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2020 16:46:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era da un po’ che pensavamo di organizzare un viaggio alle Isole Svalbard e finalmente, nel 2016, ciò è stato possibile.<br />
Siamo partiti in 4 da Milano con scalo a Oslo e poi volo Oslo Longyearbean, dove siamo arrivati a notte inoltrata solo che… era giorno come a mezzogiorno. In aeroporto, anche se sull’isola vi sono...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading">Un Viaggio alle Isole Svalbard</h1>



<p>Era da un po’ che pensavamo di organizzare un viaggio alle Isole Svalbard e finalmente, nel 2016, ciò è stato possibile.<br />Siamo partiti in 4 da Milano con scalo a Oslo e poi volo Oslo Longyearbean, dove siamo arrivati a notte inoltrata solo che… era giorno come a mezzogiorno.</p>



<p>In aeroporto, anche se sull’isola vi sono solo pochi chilometri di strade, avevamo un’auto a noleggio già prenotata per cui abbiamo caricato bagagli e zaini con l’attrezzatura fotografica e siamo andati innanzitutto a fare un giro esplorativo, dopodiché abbiamo depositato i bagagli nel lodge che avevamo fissato.</p>



<p>I proprietari dormivano ma avevamo già concordato tutto. Il lodge era molto spartano, non c’era acqua corrente né acqua calda ed avevamo un bagno chimico all’esterno. Per fortuna il posto era accogliente, c’era una cucina attrezzata dove potevamo farci qualcosa da mangiare.</p>



<p>Eravamo partiti molto ben organizzati, una valigia ciascuno con il vestiario più una valigia strapiena di generi alimentari (pasta, sughi, piadine, ecc.) perché sapevamo che tali generi non sono proprio a buon mercato.<br />Dopo esserci sistemati nelle camerette e dopo circa 24 ore filate senza sonno siamo andati subito a fotografare perché vicino al nostro alloggio vi erano molti nidi di Edredoni e le Volpi non si facevano attendere per depredare i loro nidi. Abbiamo fatto foto fino a mattina inoltrata dopodiché abbiamo fatto un giro trovando e fotografando un branco di Renne e poi, sfiniti, finalmente, siamo andati a riposare un po’.<br />Il problema dell’artico nel periodo estivo è che non viene mai notte, le finestre non avevano tapparelle né tende, per cui dapprima è stato anche difficoltoso prendere sonno, nonostante la stanchezza.</p>



<p>Normalmente cercavamo di dormire nelle ore in cui il sole era più forte e fotografare nei momenti di luce migliore, ma dato che erano giornate molto limpide spesso avevamo luce forte anche di “notte”. Dopo un paio di giorni avevamo completamente perso ogni “orientamento” e ci capitava di fare un piatto di pasta alle 3 del mattino e poi andare a dormire un po’ alle 10.<br />La temperatura esterna era abbastanza gradevole, ma quando si alzava il vento artico era dura stare in attesa delle Volpi che venivano a predare i nidi degli Edredoni. Gli Edredoni facevano una gran pena, tutti intenti a covare e completamente inermi quando arrivava la Volpe a ghermire le loro uova ed in alcuni casi anche i piccoli nati da pochi giorni.<br />Come se non bastasse anche i Gabbiani non esitavano a predare i nidi di questi poveri animali.<br />I nidi degli Edredoni sono rivestiti del loro piumino, molto soffice e caldo e molto ricercato per le imbottiture di indumenti che hanno un eccellente isolamento termico.<br />Al momento di partire in tutti noi c’era la voglia di tornare in questo posto, a contatto con una natura così forte e severa come quella artica.</p>
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